Visualizzazione post con etichetta comunicazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunicazione. Mostra tutti i post

"Brutto coglione leghista"





Secondo Platone i giusti destinatari del potere politico erano i filosofi. Non sia mai. Sicuramente non al giorno d'oggi. Se qualcuno nutriva qualche speranza per una Buona Politica con l'ennesima discesa in campo di Vattimo per l'Italia dei Valori, credo debba iniziare ad aprire gli occhi. Una persona - di una certa levatura culturale tra l'altro e con il dono della parola - che apostrofa in questo modo («Brutto coglione leghista») la sua controparte politica solo perché la pensa diversamente (anche sbagliando, non è questo che importa) da lui, non credo abbia molte chances per rappresentare noi Italiani. Dove sono finiti la Comunicazione e il Dialogo?

Ecco come imbavagliare l'informazione



Torno a parlare dello spinoso problema dell'informazione gratuita, dibattito su cui si discute già da tempo ma che negli ultimi giorni è entrato nel vivo per le dichiarazioni di Murdoch. In particolare mi ha colpito un articolo de Il Sole 24 Ore che riporta le opinioni sulla questione degli esperti del settore.

John Elkann (editore della Stampa), scommette per il futuro sui micropagamenti e sostiene che più si è disposti a pagare per l'informazione più questa può essere «indipendente e di qualità». Già questo, dunque, mi fa pensare che vogliano fin da ora venderci un prodotto. Che l'informazione spesso sia pilotata da esigenze economiche e pubblicitarie è un fatto assodato, ma facendoci pagare le notizie siamo sicuri di ottenere quel vantaggio di cui parla Elkann? Assolutamente no, sia perché non si rinuncerebbe del tutto alla pubblicità ma gli si affiancherebbe semplicemente un ulteriore entrata, sia perché ogni giornale (sia esso cartaceo o online) risponde comunque ad una determinata linea editoriale. Quale indipendenza, allora?

Sulla qualità, invece, è interessante la tesi di Carlo de Benedetti, presidente del gruppo L'Espresso, secondo il quale per i giornali può esistere «uno spazio per conquistare utenti web disposti a pagare i contenuti giornalistici». Spazi che «per avere un valore "commerciabile", (...) devono avere un elevato tasso di esclusività e di valore aggiunto», come è il caso del Wall Street Journal. Questo significa, però, che la "notiziola" reperibile gratuitamente un po' dapertutto potrebbe essere l'unica cosa che i più potranno permettersi di leggere tranquillamente in internet, a discapito dell'informazione e della conoscenza. Ci troveremmo, probabilmente, a dover fare i conti con una tv ancora più inquinata dagli interessi economici e politici e con un'informazione professionale accessibile in maniera sempre più ridotta.

L'alternativa sarebbe quella di reperire uno spazio alternativo che possa davvero riequilibrare il diritto ad un'informazione libera e gratuita. Potrebbero essere i blog indipendenti (e non intendo né i blog network né i nanopublishing) a farsi espressione di questa esigenza. Oggi sembrano esserci le condizioni necessarie che fanno sperare in uno scenario del genere (anche economiche, visto che alla fin fine non sono nemmeno pochi i blogger professionali che riescono a vivere di questo lavoro, del blogging) ma le difficoltà restano comunque tante.

Chiudo riportando un ulteriore indicazione letta su Penne digitali, che cita a sua volta un articolo di Repubblica: a monte noi già paghiamo per usufruire di internet, il servizio non è affatto gratuito. Ora vogliono farci pagare anche ciò che leggiamo o che vorremmo/potremmo leggere.

I giapponesi? «Musi gialli»...

Di positivo c'è di certo il fatto che ora i dirigenti de Il Giornale sapranno di esser seguiti con attenzione anche all'estero, in Giappone in particolare. Infatti, non è sfuggita ai diretti interessati la calzante (?) espressione usata per identificarli in un articolo del giornale diretto da Mario Giordano: «musi gialli».

Piccata è stata la risposta dell'ambasciata giapponese alla vicenda:
«riteniamo che l’espressione utilizzata per identificarci, ossia “musi gialli”, abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l’espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all’altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano».

Una bella caduta di stile, alla faccia della comunicazione.

Ps. Notizia sbirciata qui, qui e qui.